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BelluttiGIULIO BELLUTTI è nato a Bonizzo (Mantova). Ha frequentato l'Istituto d'Arte di Mantova, conseguendo la maturità artistica; successivamente si è trasferito a Genova per iscriversi alla Facoltà di Architettura. Le sue prime mostre risalgono al 1968 a Mantova, Ferrara e Rovigo.

Dal 1976 al 1982 è presente, con mostre personali, alle rassegne del Festival dei Due Mondi a Spoleto, lo si trova inoltre nel 1977 a Roma allo Studio Due e a Bologna alla Galleria dei Tribunali. Nell'anno successivo è a Macerata per l'assessorato alla Cultura.

In seguito, pur non trascurando la pittura, si dedica al teatro, lavorando come assistente alla scenografia ed alla regia - tra gli altri - per Sylvano Bussotti al Teatro alla Scala (Trittico di Puccini), per Giancarlo Nanni al Teatro dell'Opera di Genova, e per Mauro Bolognini al Teatro San Carlo di Napoli. Dal 1977 al 1990 ha anche seguito nello sviluppo e percorso artistico il soprano americano Olivia Stapp.

Rientrato per qualche anno a Mantova si specializza nella ritrattistica ad olio eseguendo molte opere su commissione, fino ad approdare nel 2002, con la personale "Teatralità e tentazione", olii su tela, alla Salle des Variétés di Montecarlo, su invito del presidente della "Dante Alighieri" - Monaco.

belluttiNel 2004, insieme ad Aurelio Caminati e Raimondo Sirotti, partecipa al "Canzoniere: poeti, musicisti, pittori cantano d'amore" di Thea De Benedetti con performance pubblica all'Auditorium del Teatro Carlo Felice di Genova e pubblicazione del relativo catalogo con CD.

Nello stesso anno, viene invitato alla rassegna Medesign Forme del Mediterraneo, Sezione De Point, Galleria Arte Studio di Genova, con opere di artisti quali Lucio Fontana,, Mimmo Rotella, Emilio Scanavino nel quadro degli eventi Genova Capitale Europea della Cultura a cura della Facoltà di Architettura.

Nel 2005 è con una nuova personale alla Galleria d'Arte conteporanea Agheiro di Lavagna (Genova).

Nel 2007 nuova personale a New York presso la CASA ITALIANA ZERILLI_MARIMO' / N.Y. university dal 21 marzo al 20 aprile,

Sue opere sono presenti in numerose collezioni private tra cui quella di Katia Ricciarelli e al Museo della Scala con il ritratto di Iris Adami Corradetti.

Quando la pittura sale in scena

Le seduzioni del palcoscenico, le luci della ribalta, il ciak si gira, per non dire del solenne levarsi del sipario, ineccepibilmente di velluto rosso, ma anche lo scintillìo dei fregi dorati del teatro, rappresentano quegli scenari e quegli attimi, irripetibili, che indicano la soglia al di là della quale l’immaginario dell’artista Giulio Bellutti dà vita a un mondo iperreale, perché della realtà riflette l’aspetto più visionario. Se non si entra all’interno del cerchio magico dove la formula del rituale attiva il prodigio, si viene automaticamente esclusi dalla lettura della sua opera, che da questa formula inequivocabilmente scaturisce. Per entrare e uscire dalla magìa della scena occorre però essere un po’ attori e un po’ maghi, per trasformarsi in seduttori occorre essere stati oggetto di seduzione e Giulio Bellutti non c’è dubbio che sia il primo a subire il fascino del magnetismo dello sguardo, della sacralità simbolica del rosso, dell’abissalità del nero, usato in direzione sontuosa non luttuosa, del mistero insondabile del soggetto, delle movenze del corpo, degli avvolgimenti a spirale della piega, della linea fluente dell’abito. Non è certo casuale la sua dedizione al ritratto. La sua casa, con arredi di un estenuato barocco, e la sua opera si assomigliano, perché rispecchiano il suo stile di vita, la sua passione. Profondità e superficie lo seducono entrambe, quando partecipano di quella scena che da anni, puntualmente, di sera in sera, gli dà convegno, all’ora prestabilita, nella platea del Teatro dell’Opera: a Genova è Il Carlo Felice che lo attende, ma anche i teatri di prosa, per riproporgli l’incantesimo di quello spettacolo che si è impossessato fatalmente del suo immaginario.

À rebours

Gli anni della sua formazione artistica sono nell’Istituto Statale d’Arte a Mantova, classe di scultura, la cui influenza non manca di lasciare tracce nel profilo incisivo  delle sue figure. Sono gli anni dell’innamoramento per Nietzsche, per il tempo sospeso delle Piazze d’Italia e per i manichini di De Chirico, gli anni degli estetismi letterari di D’annunzio, dei seminari concettuali di Giulio Carlo Argan. Di là derivano le sue scelte estetiche, che trovano, prima in Giotto e Pier della Francesca la grande lezione della figura nello spazio, poi nel luminismo e nelle pieghe barocche del Caravaggio, nella visionarietà mitteleuropea di Füssli, nel neoclassicismo di David, negli incarnati del ritrattismo di Ingres, suoi grandi maestri. Del 1974 e 1975 è la partecipazione agli spettacoli goliardici della Compagnia Baistrocchi. Brillante è il suo esordio al Festival dei due Mondi di Spoleto, nel 1976, dove viene premiato per la scenografica ambientazione della sua pittura.Bellutti Segue la frequentazione di un citazionismo post-romantico, di un ritrattismo colto, ora neobarocco ora crepuscolare, costellato di metafore, simboli, fregi decorativi, di pallidi fiori, livide rovine marmoree, nuvole sfilacciate dal vento, trompe-l’oeil, per tutti gli anni Ottanta e i primi Novanta. Tra il 1994 e il 2000  lascia Genova, dove si era trasferito per iscriversi alla facoltà di Architettura nel lontano 1972, per ritornare nella nativa Mantova, accanto agli anziani genitori, riprendendo a dipingere ad olio, nell’ambito della sacralità tematica del ritratto. La lettura degli appunti di viaggio di Pier Paolo Pasolini, con Elsa Morante e Alberto Moravia, in L’odore dell’India (1962), lo portano all’esperienza del grande viaggio in Estremo Oriente: siamo nel 1998. Al ritorno sarà Siddharta, di Hermann Hesse, ad iniziarlo a una nuova visione del mondo, calata nella natura e nel silenzio, deprivata delle inquietudini e dei fantasmi della cultura occidentale, aperta a un’estetica della contemplazione e del vuoto. Nel 2002 è invitato a tenere una personale, dal titolo Teatralità e tentazione, a Montecarlo, a cura di Alain Moureau, Ministères des Affaires Etrangères, Paris, promossa da Fabrizio Di Giura, Presidente della Dante Alighieri, con il patrocinio del Console Generale d’Italia, Ministro Plenipotenziario Mario Piersigilli. Segue la mostra alla Galleria Agheiro di Lavagna, realizzata con opere appartenenti tutte alla produzione recente; le tredici tele esposte, in tale occasione, segnano un’evoluzione del discorso pittorico di Giulio Bellutti verso la consapevolezza di un lavoro intorno alla figura come presenza in effige di un soggetto assente, alla qualità di uno sguardo che cerca la complicità dello spettatore, all’artificio di una scena che non cessa di ripetere l’irresistibile seduzione del teatro.

*Fotografie di Maria Bertini